Aspetti fondamentali della grammatica dell'Interlingua - I
Edizione ampliata a cura di P. Castellina dell'opera originale di H. Pellegrini pubblicata da Ric Berger, Morges (Svizzera)
Association de Dante Alighieri, Turku, Finlandia (Con permission de Paolo Castellina)
TEORIA E PRINCIPI DELL'INTERLINGUA GRAMMATICA - I GRAMMATICA - II LA COSTRUZIONE
ATTIVA DI PAROLE
1. Le lingue internazionali
2. Le parole internazionali

3. Le varianti ed i loro prototipi
3.1 Lingue-fonti o di riferimento

4. Metodi e tecniche
4.1 I criteri di selezione dei
     termini internazionali
4.2 La forma delle parole
     internazionali in serie
     derivative
4.3 Le finali
4.3.1 Le finali degli infiniti
4.3.2 Le finali degli aggettivi

5. Il significato dei termini
   internazionali

1. L'alfabeto
2. La pronuncia
3. L'ortografia
4. L'accento tonico
5. L'articolo
6. Il nome

7. L'aggettivo
7.1 Gradi dell'aggettivo

8. Gli aggettivi e i pronomi
    dimostrativi
9. Gli aggettivi e i pronomi
    possessivi

10. I pronomi
10.1 I pronomi personali
10.2 Pronomi relativi e
       interrogativi
10.3 Pronomi reciproci

11. Il verbo
11.1 Forma base
11.2 Il supino
11.3 I modi e i tempi del verbo
12. L'avverbio
13. I numeri
14. Le interiezioni
15. Le preposizioni
15.1 Uso del preposition "a"
16. Le congiunzioni
16.1 Coordinanti
16.2 Subordinanti
16.3 Locuzioni coniuntive
1. Derivazioni
1.1 Sostantivi da sostantivi
1.2 Aggettivi da sostantivi
1.3 Verbi da sostantivi
1.4 Da aggettivi
1.4.1 Verbi da aggettivi
1.4.2 Sostantivi da aggettivi
1.5 Nomi ed Aggettivi da verbi

2. Composizione
- Combinazioni libere
- Aggettivi tramite processo
  di derivazione
- Composti con congiunzioni e
  Espressioni preposizionali

3. La formazioni libera

1. L'alfabeto

(1) L'alfabeto dell'Interlingua si compone delle seguenti 26 lettere, accompagnate dal loro nome:

1. A a
2. B be
3. C tse
4. D de
5. E e
 6. F ef
 7. G ge
 8. H hasha
 9. I i
10. J iota
11. K ka
12. L el
13. M em
14. N en
15. O o
16. P pe
17. Q ku
18. R er
19. S es
20. T te
21. U u
22. V ve
23. W duple ve
24. X iks
25. Y i grec, ipsilon
26. Z zeta, zed
(2) Uso delle lettere maiuscole. Con nomi personali (p.es. Cornelio, Margarita); nomi di giorni e periodi speciali, (p.es. Natal, Pascha, le Olympiade), le Renascentia, ma non nei nomi dei giorni della settimana (p.es. dominica, martedi); nomi geografici (p.es. Anglaterra, America del Sud) ma non le loro derivazioni (p.es. le lingua anglese, un anglese); nomi di stati ed aggettivi in essi compresi (p.es. le Statos Unite, le Citate Vatican), nomi di società istituzioni (p.es. le Academia del Scientias; le Alte Corte de Justitia); nomi di re, imperatori etc. (p.es. Guilhelmo le Conquisitor, tsar Petro le Grande).

2. La pronunzia

Le lettere si pronunciano come in italiano. Alcune lettere richiedono però osservazioni addizionali.

c, davanti a a, o, usi pronuncia come in italiano (p.es. casa, corde, cumulo); davanti alle vocali e, i, y suona come "ts" (p.es. concerto[contserto], cyclo [tsiclo]).

cc davanti a e, i, ysuona come "cts" (p.es. accento [actsento], accender[actsender]).

ch (1) normalmente suona come in italiano "ch, k" (p.es. architecto, bronchitis, chirurgo, psyche). In alcuni casi, per ragioni storiche, come vedremo in seguito, la ch è ritenuta anche davanti a a, o, u, o consonanti, ma questo non comporta differenze di pronuncia (p.es. schola, technica, Christo).
     (2) In vocaboli d'origine francese la ch suona "sci" (p.es. artichoc [artisciŠ Šc], vedi lista completa nell'appendice n. 1).

g (1) normalmente suona "gh" anche davanti e, i (p.es. grande, agente[aghente], collegio[colleghio], geographia[gheografia], pedagogia[pedagogia], -vage[vaghe]); (2) ma si pronuncia alla francese ('g' palatale con un piccolo accenno di 's') nel suffisso -age, -agiar, e -agiose; lo stesso vale per alcune parole in -gi- (p.es. avantage, viage, forgia, legier, mangiar, rangiar, vedi lista completa nell'appendice n. 2).

gn suona "gh-n" come in tedesco e in spagnolo (p.es. magnific[magh-nific], gnomo [gh-nomo]).

h (1) è un poco aspirata (p.es. haber, hotel), e
   (2) muta in rhe th (p.es. rhapsodia, rheumatismo, athleta, throno, rhythmo).

j che è sempre consonante, suona, in generale come in francese (p.es. jocar [jocàr], ma talvolta si pronuncia come 'i' semivocale (p.es. adjutar[adiutàr]).

ph suona come 'f' (p.es. phase[fase], philosophia [filosofia], phrenesia[freneža], diphtheria [difterža]).

q che compare solo in qua, que, qui, quo (1) si pronuncia sempre 'kva, kve, kvi, kvo' (p.es. quanto[kvanto], quitar[kvitar], requesta[rekvesta]), (2) ma può anche essere pronunciata 'ch' in qui[chi], que [che], benque [benchè], perque [perchè], proque[prochè], ubique[ubžche].

t (1) davanti ai dittonghi ia, ie, io suona come 'ts' (p.es. action[actsiòn], gratia [gratsia],
  differential [differentsial], martio[martsio], gratiose[gratsiose], etiam[ètsiam]), ma
  (2) come 'ti' quando la i è accentuata (p.es. democratia [democratža], garantia[garantža].

th si pronuncia come 't' normale (p.es. arthritis [artržtis]).

w si pronuncia come 'v' o come 'u' secondo l'origine del vocabolo (p.es. walzer [vàltser], whisky[užski]).

Vocali unite: In generale due vocali susseguenti sono pronunciate separatamente: maestro, poema, toalia, suave, judee. I dittonghi in Interlingua sono au e eu, in cui le vocali più o meno si confondono: audir, pauc, neutre, europee. Le combinazioni ai, eu, ou, si trovano sovente in parole prese dal francese: affaire, defaitismo, saison, ressource, tourismo, pasteurisar, saboteur, e si pronunciano come in questa lingua. La ie la u non accentuate davanti ad una vocale, tendono ad essere consonante: medalia, senior, persuader, guardar. In mais (il vegetale mais), pais, cocaina, la i ha l'accento e si pronuncia chiaramente. Fra le due vocali i e y si pronuncia come 'y', p. es. maio, epopeia, essayo.

3. L'ortografia

Le pubblicazioni ufficiali dell'Unione Mondiale per l'Interlingua (U.M.I.) e per omogeneità le pubblicazioni a carattere pubblico, come pure questa grammatica e dizionario, utilizzano la cosiddetta ortografia storica o etimologica in quanto la maggioranza delle lingue fonte pure la utilizza. Si tratta della conservazione dei gruppi di lettere th, rh, ph, ch, e y, i quali sono la trascrizione latina di particolari lettere dell'alfabeto greco assenti nel nostro alfabeto e che costituiscono la grafia originale delle molte parole internazionali di antica origine greco - latina. Se è pur vero che l'italiano e lo spagnolo le hanno semplificate in t, r, f, c, e i, c'è in esse come una 'dignità culturale' per cui la loro conservazione rimanda alla loro origine (vedi appendice n. 3 per una vasta scelta di esempi). La semplificazione è tuttavia ammessa (secondo le regole esposte nell'appendice n. 4), a condizione di non mescolare le due ortografie.

Nome della lettera greca
theta
rho
phi
chi
ipsilon
Trascrizione
th
rh
ph
ch
Esempio
theologia
rheuma
philosophia
chrisma
dyspepsia
Semplificazione
teologia
reuma
filosofia
crisma
dispepsia
L'Interlingua assume inalterate (salvo leggere alterazioni ortografiche) parole internazionali nella forma stessa nella quale si presentano nelle lingue d'origine e nella quale si sono imposte e sono riconoscibili internazionalmente. Esse pure conservano la pronuncia della lingua d'origine (vedi ampia selezione nell'appendice n. 5). Esempi: (dal francese) charme, chauffeur, nonchalance, nuance, (dall'inglese) budget, club, handicap, (dal tedesco) nickel, rŲntgen, (dallo spagnolo) guerrilla, rancho, (dall'italiano) intermezzo, schizzo. Nell'adottare vocaboli provenienti da lingue dalla grafia non-latina (p.es. arabo, cinese, russo) si usano le seguenti trascrizioni:

Il suono 'sci' viene trascritto sh o ch (p.es. chacal, chaco, chocolate, geisha, gulash, hashish, sha, sheik). Il suono 'ci' viene trascritto tch (p.es. tsarevitch).


4. L'accento tonico

(1) L'accento tonico cade generalmente sulla vocale che precede l'ultima consonante.

(2) Le finali -se -mnon influiscono sugli effetti dell'accento (p.es. prendèr, natiòn, lžbros, citàtes, àlbum, ètiam, kàlium, nòvem). Eccezioni: ananàs, autobùs, canevàs, dece-très, mažs (il vegetale), màis (ma).

(3) Vocaboli bisillabici che non contengono una vocale prima dell'ultima consonante, in quanto la/le consonante/i si trova all'inizio del vocabolo o manca del tutto, hanno il loro accento sulla vocale terz'ultima (p.es. dèo, dže, žo, vža). Eccezioni: dèvie, òbvie, pèrvie, multžvie.

(4) In vocaboli come alleluia, baia, appoio, maio, melopeia, convoyo, essayo, in cui la ie la y si trovano fra due vocali, esse assumono il valore di consonante e di conseguenza l'accento è sulla vocale che le precede.

(5) Nelle parole indicate con i suffissi -ic, -ico, -ica, -ide, -ido, -ula, e -ule, l'accento cade sulla sillaba che precede immediatamente questi suffissi p.es. clžnica, enèrgic, ph`ysico, càlide, partžcula, artžculo.

(6) Le parole che terminano per -le, -ne, -re hanno l'accento tonico sulla terz'ultima vocale, quando una vocale precede immediatamente queste desinenze (p.es. fàcile, òrdine, tèmpore). I suffissi -issim-, -esim-, -ifer-, e -olog-sono accentati sulla loro prima sillaba (p.es. bellžssime, vintèsime, fructžfere, geòlogo). Come si vede le parole che si usano sia in italiano che in Interlingua, conservano l'accento tonico che hanno nella lingua italiana.

(7) Fra le parole che terminano in -ia, molte sono accentuate secondo le regole principali, altre, però, portano l'accento sulla i del finale. Fra quelle che sono accentuate prima della finale -ia, si trovano quasi tutte le parole in -cia, -ntia, -itia, -utia, e i nomi geografici in -ia. Per es. audàcia, balància, delžcia, fidùcia, (ad eccezione di policža e pharmacža), inoltre: ignoràntia, providèntia, frequèntia (ma: garantža), avaržtia, malžtia, astùtia, Aràbia, Estònia, Frància, Nigèria, Slovènia, (ma: Hungarža, Lombardža, Normandža, Picardža, Turchža). L'accento sulla i del finale è normale in ogni parola derivata con il suffisso -eria, p.es. flatterža, librerža, pischerža. L'accentuazione in -ia è normale anche in molte parole composte da elementi greci, p.es. pedagogža, hierarchža, democratža, bigamža, categorža, symmetrža, geographža, idolatrža, meteorologža, cartomanža, autonomža, rhapsodža, sumpathža, anatomža, metallurgža.


5. L'articolo

(1) L'articolo determinativo è le, mentre l'articolo indeterminativo è un, senza variazioni nè per genere né per numero. Es.: le patre, le patres, le matre, le matres, le parola, un parola, un patre, un matre, un parola. L'articolo viene contratto solo con le preposizioni a e de, cioè al e del. Non si usano apostrofi con gli articoli: le aurora (l'aurora in it.).

(2) Le determina soggetti ai quali (a) si attribuisce carattere di unicità, determinazione, conoscenza, numerabilità, e (b) a quelli ai quali si attribuisce un senso di generalità o integrità non numerabile. Un, o l'assenza di articolo, denota un senso di determinazione o di particolarità. Vi sono casi in cui l'uso o il non uso di un articolo può evocare una sottile differenza di significato. Esempi: Un can se approchava a un boteca; le porta del boteca esseva aperte e le can entrava. Ille es professor de psychologia in le universitate de London. Le humanitate esseva sovente advocate a justificar guerras pro promover le pace. Honestate es le melior tactica. Eva Sopera, unquam un famose stella del opera, moriva in paupertate e oblivion. Butyro es fabricate de lacte. Le cupro es un metallo utilissime in le electrotechnica. Ille studia le sociologia (la sociologia come argomento intero). ille studia sociologia (argomenti sociologici).

(3) Con certe nozioni famigliari (parti del corpo, parenti, date ecc. e con giorni in senso generale) si usa spesso l'articolo determinativo. Con nomi personali lo si usa solo quando lo precede un aggettivo. Per es.: Io me ha lavate le manos. Ille ha le facie brun clar, le oculos blau e le capillos blonde obscur. Ille ha perdite le vita per un accidente de traffico. Johanna vocava: le dinar es preste. Le vetule seniora monta.

(4) Alcuni nomi geografici vengono accompagnati dall'articolo determinativo: (a) Nomi di luoghi abitati non hanno articolo, p.es. Africa, Anglaterra, Sicilia. (b) Nomi di luoghi non abitati e ogni plurale portano l'articolo, p.es. le Rheno, le Vesuvio, le Philippinas.

(5) I nomi composti con un nome comune portano l'articolo, p.es. le Terra de Foco, le Mar del Nord. Alcune eccezioni: le Haga, le Vaticano, le Peloponneso, le Occidente.

6) I nomi di lingue portano l'articolo determinativo: le francese, le germano ecc. Lo si può sopprimere dopo il verbo parlare dopo le preposizioni in e ab, p.es. ille traduceva iste romance in italiano ab (le) anglese.


6. Il nome

(1) Per ragioni eufoniche e prototipiche l'Interlingua conserva per i nomi le finali sonore -a, -o, -e come in italiano. Negli esseri animati, la finale -o può indicare il maschile, mentre la finale -a il genere femminile (p.es. cavalla/cavallo. Nei sostantivi indicanti esseri non animati (domo, casa, ecc.), non esiste genere grammaticale: le finali hanno solo un ruolo eufonico.

2) Il plurale si forma aggiungendo -s ad un sostantivo terminante in vocale (casas, domos, cavallos) o una -esa un sostantivo terminante in consonante. Una parola che termina con -c aggiunge -ches (p.es. le roc / le roches).

(a) I vocaboli stranieri conservano il loro proprio plurale originale (p.es. le test / le tests, le lied / le lieder).

(b) Le parole composte che hanno già una -s nel secondo elemento, non cambiano nel plurale, (p.es. un rumpenuces / duo rumpenuces, un paracolpos / duo paracolpos / tres paracolpos).

c) Si fa il plurale delle parole scientifiche che terminano in -itis, e -sis, cambiando queste finali in -itese -ses (p.es. neurosis > neuroses, hepatitis > hepatites, synopsis > synopses, oasis > oases).


7. L'aggettivo

(1) Resta invariabile sia nel genere che nel numero, come in inglese. Esso però prende il plurale quando è usato come sostantivo. Es.: le terra es ronde, un grande porta, ecce pomos (ecco delle mele), da me le flores, non le blanches, mais le rubies (dammi i fiori, non i bianchi, ma i rossi).

(2) Gli aggettivi si possono usare come sostantivi. (P.es. Es istos copias del original? No, istos es alteres. Nos passava septe dies de vacantia in Italia. Solmente le prime e le ultime il faceva pluvia. Benque multe homines de etate median es plus experte in lor profession, on sovente prefere juvenes).

(a) In molti casi, e questo è la pratica normale, gli aggettivi si trasformano in veri sostantivi con la finale -o o la finale -a. Fra questi si trovano tutti gli aggettivi che terminano in -an, -ari, -ate, -c, -esc, -ic, -ide, -ime, -in, -ite, -ive, -ori, -ose. (P.es. parve > un parvo, le ricos e le povros, african> africano, inviate > inviato).

(b) Usati come sostantivi, vari altri aggettivi non alterano la loro finale. Fra questi si trovano: breve, leve, commun, cruel, vetere, major, minor, omne, plure, qual, tal.

(3) Gli aggettivi di solito si pongono dopo il nome. Però i seguenti aggettivi si pongono avanti al sostantivo: bon, alte, parve, grande, belle, longe.

7.1 Gradi dell'aggettivo. La comparazione si costruisce con gli avverbi plus e minus; tanto...quanto con tanto...como. (P.es. Ille es plus grande que io. Mi fratre scribe plus accuratemente que mi soror). Il superlativo si forma come in italiano: le plus habile, le plus intelligente. Come in italiano si dice melior anziché plus bon, forma che poi dà: ameliorar, amelioration; ed anche pejo - pejorar (peggio, peggiore), da cui pejorative. Anche ben può divenire benissimo (molto bene).

Quadro riassuntivo:

comp. ugual.
comp. magg.
comp. min.
sup. magg.
sup. minor.
tanto ... como
plus ... que
le minus ... de
le plus ... de
le minus ... de
bon; melior = plus bon
optime = le melior > le plus bon
mal (agg.); pejor = le plus mal
pessime = le pejor = le plus mal. magne, grande; major = plus magne
maxime = le major = le plus grande
parve; minor = plus parve
minime = le minor = le plus parve
ben; melio = plus ben
le melio = le plus ben
mal (avv.); pejo = plus mal
le pejo = le plus mal

8. Gli aggettivi e i pronomi dimostrativi

1) Aggettivi: L'aggettivo dimostrativo 'questo' si rende con iste, 'codesto e quello' con celle oppure ille. Come tutti gli aggettivi essi sono invariabili per genere e numero e precedono il nome a cui si riferiscono (p.es. iste libro e celle armario son brun). L'autore preferisce la forma celle rispetto a ille per evitare la confusione con l'ille che significa "egli".

2) Pronomi: A somiglianza con la già menzionata trasformazione dell'aggettivo in sostantivo, il pronome dimostrativo 'questo, questi, codesto, costui' e corrispettivo femminile e neutro si rende: ist + e (persone maschili), + a(persone femminili), + o (cose). 'Questi, codesti, costoro' e corrispettivi femminile e neutro si rende cell-o ill-(e, a, o). Il plurale, come sempre, si rende aggiungendo una s. (P.es. Iste viro e celle femina. Iste pais es libere. Isto es un pais libere. Iste puera ama illa. Que es isto? Que es illo? Istes son mi studentes. Istas son mi filias).

3) Le forme grammaticali: ille/a/o de, illes de, illas de, illas de, si possono rispettivamente abbreviare in: le de, la de, lo de, les de, las de, los de. (P.es.: Mi amico e le de mi fratre. Io parla duo linguas: Lo de mi familia e lo de mi ambiente, mi opiniones e los de mi patre). Analogamente le forme grammaticali: ille/illa/illo que, illes/illas/illos que, si possono abbreviare in: le que, la que, lo que, les que, las que, los que. Anche le forme ille qui, illa qui, illes qui, illas qui possono abbreviarsi in: le qui, la qui, lo qui, les qui, las qui, los qui. (P.es.: Un medico o un ingeniero vole saper promptemente lo que ha essite investigate in su disciplina special. Lo que es frappante es le facto que... Lo que es necessari. Tote le mundo sape lo que es un lingua international).


9. Gli aggettivi e i pronomi possessivi

Gli aggettivi sono invariabili e si usano senza l'articolo. I pronomi possessivi, invece, possono prendere la desinenza del plurale e sono preceduti dall'articolo.

Aggettivi Pronomi
davanti al sost. dietro al sost. singolare plurale
1 pers. sing.
2 pers. sing.
3 pers. sing.
1 pers. plur.
2 pers. plur.
3 pers. plur.
mi
tu
su
nostre
vostre
lor
mie
tue
sue
nostre
vostre
lore
mie
tue
sue
nostre
vostre
lore
mies
tues
sues
nostres
vostres
lores
(P.es.: Mi jardin e le tue. Tu pennas e le mie. Nostre infantes e le lores. Le libro mie e le tue).

10. I pronomi

10.1 I pronomi personali

Ecco la tabella riassuntiva dei pronomi:

Persona Soggetto Dopo preposiz. Oggetto Riflessivo
1. sing.
2. sing.
3. sing. Masch.
Sing. Femm.
Sing. Neutro
1. plur.
2. plur.
3. plur. Masch.
Plur. Femm.
Plur. Neutro
Io
Tu
Ille
Illa
Illo
Nos
Vos
Illes
Illas
Illos
--.--
--.--
Illa
Ille
Illo
-.-
-.-
Illes
Illas
Illos
me
te
le
la
lo
-.-
-.-
les
las
los
-.-
-.-
se
se
se
-.-
-.-
se
se
se
(a) I pronomi ille e illa indicano esseri umani, illo invece, cose ed animali. Quando si vuole indicare il sesso degli animali, si possono anche usare illo e illa. Della terza persona plurale illas si applica ad un gruppo esclusivamente femminile, illos a un gruppo di cose, ma illes ha un significato più generale che solo maschile. Il prononome allocutivo di cortesia è vos che, pertanto, traduce anche i pronomi italiani 'lei, ella, voi, loro'.

(b) Dopo le preposizioni si usa me, te, ille, illa, illo, nos, vos, illes, illas, illos. (P.es.: a me, con te, pro nos, de ille, sub illo, super illes).

(c) Il pronome riflessivo per la terza persona singolare e plurale è se. (P.es.: io me lava, tu te lava, illa se lava, omnes se lava). Se può anche significare 'reciprocamente'. (P.es. illes se basiava = illes basiava le un le altere). I pronomi riflessivi si situano prima del verbo ma dopo un infinito, un imperativo ed un participio. Con haber, possono stare prima o dopo. Il pronome riflessivo_va prima di ogni altro pronome. P.es.: Ille se appella Ian. Accelera vos! Levante se, ille me lo ha dicite / ille ha dicite me lo.

(d) Come oggetto senza preposizione (oggetto diretto di un verbo, la collocazione del pronome personale o riflessivo è prima della forma semplice de verbo, ma dopo l'imperativo, l'infinito e il participio presente. P.es.: Io lo vide. Tu me sequeva. Vos le trovara. Adjuta me! Pro informar nos, ille me scribeva un littera. Vidente la, ille se approchava e la salutava cordialmente. Nos viagiara con illes).

(e) Con le forme composte del verbo il pronome può stare o prima o dopo la forma totale. (P.es.: Io le ha trovate = io ha trovate le. Tu va revider la).

(f) Con frasi che contengono facerla collocazione del pronome può determinare il significato. (P.es.: illa le face portar(lei fa si che lui porti); illa face portar le (lei fa si che lui sia portato); illa le face portar le (lei glielo fa portare, fa si che lui lo porti).

g) Quando un verbo ha relazione con due pronomi oggetto senza preposizione, quello dei due a cui il verbo riguarda più direttamente è collocato prima dell'altro. (P.es.: ille me lo dice (lui me lo dice), ille me lo ha dicite (lui me lo ha detto), ille ha dicite me lo (lui me lo ha detto)).

(h) Il pronome impersonale soggetto è il. Esso non ha in italiano un corrispondente, perchè in italiano i verbi impersonali non reggono alcun pronome. P.es.: il pluve (piove), il face calor (fa caldo), il ha homines qui non lo crede (vi sono uomini che non lo credono), il es necesse que ille venira tosto (è necessario che lui venga presto). Talora si può però anche omettere il. (P.es.: es desirabile que on examina isto (è desiderabile che si esamini questo), es necesse trovar un medio melior (è necessario trovare un mezzo migliore)). Questo corrisponde alla costruzione inversa. (P.es. trovar un medio melior es necesse! una frase questa in cui non v'è posto per il).

(i) Il pronome indefinito soggetto è on, mentre il pronome indefinito che usa negli altri casi è uno. Quest'ultimo puòessere usato anche come soggetto. P.es.: On crede lo que on spera(Si crede ciòche si spera). Quando on se promena in iste parco, alcun promenatores collide con uno (Quando si passeggia in questo parco, alcuni passanti si urtano). Quando il verbo riflessivo ha per soggetto un nome che subisce l'azione senza eseguirla, si può usare ugualmente il pronome indefinito on trasformando cosž il soggetto in complemento diretto. (P.es. libros se vende = on vende libros).

(l) Per tradurre l'avverbio 'ne' che ha anche funzione di particella pronominale di terza persona, occorre innanzitutto stabilire qual'è il significato di questa particella che equivale alle espressioni: di lui, di lei, di loro, di ciò, da ciò. Pertanto 'ne' si tradurrà secondo i casi: de ille, de illa, de illo, ecc. L'avverbio di stato in luogo e di moto a luogo 'vi', aferesi di 'ivi', corrispondente a 'ci', che è più comune nel linguaggio famigliare, si traduce: (a) hic, (a) ibi/illac, (a) isto. P.es.: Ille quitava Roma e stava longe tres annos ab illac (Lasciò Roma e ne stette lontano tre anni). Ille diceva multo ben de isto(Ne diceva molto bene). Io non vole parlar de isto (Non ne voglio parlare). Io vadeva ibi subito (Vi andai subito). Illa era hic con su tres filios (Vi era lei con i suoi tre figli).

10.2 Pronomi relativi e interrogativi

I pronomi relativi ed interrogativi sono: que (aggettivo; sostantivo: persone e cose), qui (sostantivo: persone), qual(aggettivo), cuje(aggettivo).

(a) Come interrogativi que si usa solo per cose e qui per persone. P.es.: Que isto significa? (Che significa questo?). Que libro vos ha legite? (Che libro avete letto?). Qui ha le clave de iste porta? (Chi ha la chiave di questa porta?). A qui vos ha date le clave? (A chi avete dato la chiave?).

(b) qui [chi] si riferisce solo a persone, e si usa quando il pronome relativo è il soggetto della proposizione relativa, oppure segue una preposizione. Altrimenti il pronome relativo è que. P.es.: Le homine, qui sequeva le pueros, es hic. Le homine, con qui nos parlava, es hic. Le can, que sequeva le pueros, es hic. Le can, con que le pueros jocava, es hic. Le homine, que io videva, es hic.

(c) Quando il pronome queè in rapporto con il lo precedente, queste due parole sono considerate come un pronome composto lo que (e fra di esse un si pone una virgola). P.es.: Io non crede lo que ille dice (Io non credo a ciò che dice). Lo que ille dice non es le veritate (Ciò che dice non è la verità). Isto non es lo que illa prefere (Questo non è ciòche lei preferisce). Ille ha facite un grande error, lo que io multo regretta (Ha fatto un grave errore che mi dispiace molto).

(d) L'interrogativo qualè un aggettivo. P.es.: Qual libro vos ha legite? E de qual autor?.

(e) Come pronome relativo si può pure usare le qual. Dato che un aggettivo usato come sostantivo può avere la finale del plurale, la scelta fra le qual e le quales può influenzare il significato della frase. P.es.: Le vetule lanterna e le sabliero, le quales esseva rumpite, on habeva cambiate pro alteres (Qui sia la lanterna che la clessidra si erano rotte). Le vetule lanterna e le sabliero, le qual esseva rumpite, on habeva cambiate pro alteres(Qui solo la clessidra si è rotta). Le societate in le medio del qual illa viveva.

(f) Di cui oltre a de qui, de que, o de qual, può essere tradotto cuje. P.es.: Le femina, cuje marito travalia con me, es hic.

10.3 Pronomi reciproci

'Gli uni gli altri' si rende con le un(es) le altere(s). (P.es.: Illes se ama (le un le altere). Illes parla le_un(es) con le altere(s). Illes prendeva le camisa le unes del alteres).


Actualisate le 2010-03-02

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Allan Kiviaho
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